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Progetto ERASMUS + EDA N EDA “Esperienze Digitali Avanzate Nell’educazione degli adulti”

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JOBSHADOWING IN EXTREMADURA DEL CPIA2 “MIRIAM MAKEBA” FIRENZE DAL 15 AL 22.05.2022

In una mobilità programmata dall’Agenzia di Formazione e Consulenza “EGINA” SrL (European Grants International Academy) di Foligno, nell’ambito del Progetto Europeo ERASMUS+ KA1, tra il 15 e il 22 maggio 2022, per conto del CPIA2 Firenze, che è partner di progetto, sono stata ospite, con un gruppo di 3 docenti del CPIA provenienti da Roma, uno dal Polo Tecnico De Nicola – Ferraris di Catania e uno dall’lIS Giorgi di Milano, dell’Associazione “AUPEX” in Spagna, nella regione di Extremadura, per un jobshadowing sulle competenze digitali in merito al Progetto “EDA ‘N’ EDA Esperienze Digitali Avanzate nell’Educazione Degli Adulti. La mobilità faceva seguito ad una formazione specifica avvenuta via web nell’anno scolastico 2019/2020 sulle tecnologie open source nei contesti dell’apprendimento non formale dell’educazione degli adulti e il DigCompEdu, il quadro di riferimento europeo sulle competenze digitali dei docenti e dei formatori.

L’obiettivo del progetto era quello di osservare e analizzare le buone pratiche avviate da oltre 20 anni dall’Associazione AUPEX per digitalizzare una regione con forte tendenza della popolazione all’abbandono e alla dispersione scolastica, oltre che alla disoccupazione giovanile e non (a causa – tra l’altro – della pandemia da COVID 19), e come le politiche del luogo, grazie ai fondi della Comunità europea e del governo spagnolo, sono riuscite a compensare questo gap (la brecha digital) attraverso un piano di digitalizzazione integrato in rete tra enti locali, scuole pubbliche, associazioni e centri di formazione e dell’impiego dell’Estremadura (chiamati SEXPE) in un’ottica di lifelong learning in un’area così rurale e a bassa densità demografica.

Un programma molto dettagliato e ricco di iniziative anche culturali, quello progettato per noi dai colleghi di AUPEX, che – sotto la guida del nostro coordinatore Jesús Maria Bermejo Rosillo, della direttrice dell’area Comunicazione e Tecnologie Evangelina Sánchez Calle e dal responsabile dei programmi digitali Marco Antonio Pilo García ci ha consentito di approfondire al meglio i contenuti trattati, ma soprattutto entrare nel vivo di un progetto europeo, comprendendone meglio meccanismi e potenzialità.

Le attività di jobshadowing si sono svolte tra Cáceres e Badajoz, strutturate spesso come un racconto di “Experience Telling”, con interventi diretti da parte dei partner organizzatori nei vari centri visitati e coinvolgenti interviste doppie fra studenti ed insegnanti durante le esperienze svolte.

A Casar de Cáceres abbiamo visitato una sede di AUPEX: il Centro di Orientamento e Formazione Professionale “Creofonte”.

Il centro è completamente attrezzato, con una reception, aule di lavoro ampie e luminose, un auditorium con una capienza di 120 persone, uffici, una biblioteca, un’aula con computer. Dispone di apparecchiature informatiche, connessione Wi-Fi in tutti i servizi e accessibilità in tutte le sue strutture. Inoltre, la sua enclave permette di organizzare eventi, visite e attività complementari alle giornate lavorative.

AUPEX è l’acronimo spagnolo che sta per Asociación Regional de Universidades Populares de Extremadura. AUPEX è un’organizzazione senza scopo di lucro, nata il 23 maggio del 1992 con sede a Badajoz, che si occupa di diffondere un piano di digitalizzazione in oltre 200 università popolari della regione.

L’Università Popolare – UP- è un ente per la partecipazione e l’educazione dei cittadini per tutta la vita, creato dal Comune e ad esso collegato, a partire dal quale vengono intrapresi programmi di intervento nei settori dell’istruzione, della cultura, delle lingue (è possibile sostenere l’esame per la cittadinanza spagnola e altre certificazioni DELE dell’Istituto Cervantes), del lavoro, dell’innovazione, delle tecnologie, etc. A differenza di quanto accade in Italia, in Estremadura le UP sono aperte a tutta la cittadinanza dell’ayuntamento e non solo a persone di una certa età. Dalle Università Popolari vengono guidati processi di partecipazione comunitaria che consentono di mitigare le disuguaglianze sociali, sviluppare competenze personali e professionali e promuovere una cultura imprenditoriale a partire dai propri spazi formativi. L’UP è il collegamento tra il governo locale dei suoi cittadini ed è uno strumento di vitale importanza per il consiglio comunale durante la progettazione e l’applicazione delle sue politiche. In quanto organismo rappresentativo delle Università Popolari dell’Estremadura, AUPEX è concepito come uno spazio di riflessione collettiva, fornitura di servizi e generazione di risorse e programmi di corsi “regladi” e non.

L’Università Popolare “Pelayo Moreno” nel Municipio di Calamonte, tra le città di Mérida e Badajoz, che ci ha accolti il 19 maggio durante il nostro percorso di mobilità, ci ha consentito di sapere proprio come funziona al suo interno e come sono strutturati i vari programmi che offrono alla popolazione.

Dal 2003 al 2021 AUPEX ha ricevuto numerosi premi per l’ottimo lavoro condotto in merito alla diffusione ed al miglioramento delle competenze digitali nei cittadini, in particolare nel campo dell’intelligenza artificiale, della protezione dei dati e dell’etica con gruppi sociali svantaggiati. Tra i più prestigiosi risulta quello per aver contribuito ad alleviare il divario digitale del popolo gitano attraverso i Centri di Competenza Digitale dell’Estremadura (chiamati NCC) che poi abbiamo visitato a Cáceres ed in altri luoghi del territorio.

Il digital divide infatti non è “uno”. In realtà, i diversi livelli di accesso alle infrastrutture e agli strumenti digitali, i diversi livelli di competenze digitali e il modo in cui tali competenze vengono utilizzate e sfruttate, costituiscono diversi tipi di divario digitale che interessano la società nel suo insieme. Il genere, insieme ad altre caratteristiche individuali come l’età, il livello di istruzione o la condizione lavorativa, possono diventare un ulteriore fattore di inclusione sociale – o esclusione.

Uno dei Centri NCC che abbiamo visitato a Cáceres si trova in un quartiere svantaggiato della città. E’ pensato come uno spazio aperto, nel quale tutti possono intervenire per usare gli strumenti tecnologici e possono partecipare a corsi di informatica a vario livello, programmi di intelligenza artificiale, corsi sulle fake news, laboratori di creatività. I corsi sono tutti certificati secondo gli standard di qualità del DigCompEdu. Il 75% delle persone che frequentano il Centro sono disoccupate e sono arrivate al Centro in modo volontario; altre sono stati selezionate dai Centri per l’Impiego della zona; quasi tutte queste persone hanno un accesso al digitale limitato magari al solo uso dello smartphone; molte sono donne giovani, con un’età media che varia tra i 36 e 45 anni; hanno provenienza geografica varia; qualcuna ha una formazione superiore; molte altre, invece, di etnia gitana, sono analfabete e frequentano anche contemporaneamente corsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua spagnola.

Una delle attività del NCC è il laboratorio sociale digitale, nel quale il facilitatore organizza corsi di prima alfabetizzazione informatica e accesso alle risorse della rete, ma forma anche la popolazione con Arduino e Unity, e insegna nei corsi di robotica a giovani e adulti. Attraverso la formazione digitale viene veicolata, particolarmente tra i corsisti gitani e le loro famiglie, l’idea legata alla possibilità di ridimensionare e mettere in discussione i preconcetti della gente comune sulla loro etnia. Aumentando i contatti sociali e affrontando la diffidenza con il giusto equilibrio, gli operatori cercano di aiutare la popolazione ad abbattere completamente i pregiudizi a livello sociale, considerati i “tatuajes que mas duelen”. Il laboratorio dà modo inoltre ai corsisti di reimpiegare le proprie abilità al servizio degli altri e quindi produce nuova formazione.

Nel Red Circular FABLAB del comune di Moraleja, nella provincia di Cáceres, all’interno della scuola professionale “El Postuero” (Antigua Cámara Agraria), la materia prima si lavora, si manipola, si ricicla, si trasforma, come la terra di Extremadura. Il LAB si configura infatti come uno spazio di coworking aperto anche all’esterno, una piccola officina nella quale “si pensa in grande”, “circolano e si condividono nuove idee” e si offrono servizi personalizzati di fabbricazione digitale partendo anche da materiali “poveri” o di uso comune, nell’idea dell’economia circolare e sviluppo sostenibile obiettivo dell’Agenda 2030 basata sul riciclo. Il LAB funge da spazio di apprendimento al servizio dei centri per l’impiego, degli ospedali, delle scuole, degli istituti e dei centri educativi della zona per aiutare i giovani a costruire i loro progetti vitali.

Il legno, il cuoio, la plastica, la pietra, il velcro si forano con la laser cutter, si disegnano, si intagliano, si ritagliano, si cuciono, si dipingono, si incidono, si riciclano e si reinterpretano perché possano essere usufruiti al meglio, per esempio, da ricamatrici anziane con ridotta mobilità visiva, o da adulti con difficoltà intellettive, o da persone che hanno perso la memoria. Si realizzano scritte su tazze, loghi su magliette; con una stampante in 3D si riproducono vari oggetti di uso comune e decorativo. Il kit di invenzione Makey Makey fa pensare al computer che quasi tutto sia una tastiera. Utilizza commutazione ad alta resistenza per rilevare quando è stata stabilita una connessione anche attraverso materiali non conduttivi.

In Extremadura i centri digitali sorgono strategicamente ovunque. Nelle associazioni, nelle sale da esposizione, nei centri culturali, nei chiostri di ex conventi che ospitano mostre temporanee. Il digitale contribuisce ad avvicinare il grande pubblico a opere e temi che trasformano in maniera radicale anche il nostro rapporto con l’arte, e con il mondo nel suo complesso. Nella città di Plasencia, all’interno del Convento “Las Claras”, è nato un centro NCC. Nei corsi di informatica di vari livelli del Centro sono iscritte anche alcune donne marocchine che provengono da zone rurali e degradate della regione. Nel gruppo ritrovano nuova motivazione allo studio, si sentono vive. I facilitatori digitali lavorano infatti su due fronti: raggiungimento delle competenze digitali della popolazione adulta attraverso un grande lavoro di orientamento svolto anche con psicologi e orientatori e “dinamizzazione”, vale a dire “pubblicità” delle attività proposte di tutti i generi (culturale, sportiva, formativa) su tutto il territorio rurale; 2. potenziamento delle soft skills, cioè tutte quelle capacità trasversali che sono considerate utili per la vita. Tra queste vi è l’entusiasmo, l’incoraggiamento, il senso di fiducia e di responsabilità, l’equilibrio, l’affidabilità, la disciplina, la puntualità, la disponibilità alla collaborazione, l’intraprendenza, l’automotivazione, l’orientamento verso l’obiettivo di lavoro, la capacità di comunicazione interpersonale e di lavoro in team e/o sotto pressione, la capacità di risoluzione in modo autonomo di problemi, la gestione del tempo, la creatività personale.

Questi sono gli stessi obiettivi che insegnanti ed educatori cercano di raggiungere anche nei CEPA per recuperare i cosiddetti “Nini” o “Ni-ni” (in relazione a Ni trabaja, ni estudia, ni recibe formación), cioè i ragazzi fuoriusciti dai percorsi scolastici o per volontà propria o a causa di un sistema scolastico che ha contribuito a renderli inattivi e disimpegnati. Noi ne abbiamo visitati due, uno a Badajoz l’EPAAbril”, e l’altro a Caceres, il CEPA “Maestro Martin Cisneros”. I CEPA o EPA sono più o meno gli equivalenti spagnoli della nostra scuola per adulti italiana. Dipendono dal Ministero dell’Istruzione e del Lavoro della Junta de Extremadura. Forniscono formazione formale e non formale ad un pubblico molto eterogeneo di persone lungo tutto l’arco della vita. I corsi formali e non formali sono organizzati per una popolazione molto eterogenea dai 16 anni in su. A differenza di quanto accade in Italia, i CEPA visitati hanno quasi tutti un edificio proprio, ad uso esclusivo delle attività per gli adulti. Questo permette loro anche di fare una programmazione più ampia e di poter usufruire di ambienti molto più grandi e curati anche per percorsi di tipo professionale di tipo extrascolastico. Sono in rete con i centri per l’impiego, hanno un’offerta formativa molto varia sia in presenza che a distanza e per i ragazzi in difficoltà scolare propongono laboratori di tipo pratico (noi abbiamo visto quello di arti grafiche), che sviluppano per loro competenze più legate all’esperienza, partendo da compiti di realtà sul tema.

Percorsi specifici per ragazzi Neet vengono effettuati anche nei laboratori digitali della Casa delle Donne di Cáceres. Lì il recupero avviene soprattutto sul piano dei contenuti disciplinari erogati attraverso la formazione digitale, perché i corsi sono strutturati per far sì che i ragazzi acquisiscano mezzi e strumenti digitali per progettare autonomamente un proprio cv personale e inserirlo poi nella propria pagina web in rete.

C’è – come abbiamo visto – una grossa attenzione alle donne, particolarmente a quelle disoccupate che vivono in contesti rurali e alle donne vittime di tratta o violenza di genere. La Casa delle Donne di Cáceres (IMEX) di cui ho parlato prima, oltre ad accoglierle e provvedere al loro sostentamento in spazi appositamente deputati, che abbiamo avuto modo di visitare, dal mese di maggio 2022 si occupa di organizzare programmi specifici volti a ridurre il divario di genere digitale e responsabilizzare queste ultime negli ambienti digitali, fornendo pari accesso alla formazione (con azioni di due livelli – base e intermedio di 40 ore ciascuno articolate nelle 5 aree del DigCompEdu) accreditata dal Centro per l’Impiego e alle opportunità negli ambienti rurali con meno di 30.000 abitanti. Il programma si chiama Conectadas Extremadura, è promosso da AUPEX e fa riferimento ovviamente – nel nome – alla possibilità del digitale di connettere tante realtà diverse con un unico obiettivo comune ai fini della parità e uguaglianza di genere.

Questa esperienza di viaggio in Spagna ci ha dato modo infatti di percepire realmente che il sistema dell’apprendimento permanente esiste se le risorse messe in campo, sia economiche che umane, vengono ben gestite, condivise e capitalizzate non solo sul piano didattico / organizzativo, ma anche relazionale. Abbiamo visto realtà educative interconnesse e gestite in modo capillare, persone giovani e dinamiche che hanno competenze molteplici e una formazione a tutto tondo, insegnanti che sono anche ricercatori e artisti, che sanno lavorare bene in team, che sanno pianificare al centesimo il tempo e le proprie attività; hanno un forte spirito di collaborazione e cooperazione e dedizione e amore per il proprio lavoro, in una parola che mettono in pratica in prima persona i valori che trasmettono. Abbiamo capito che queste qualità che quotidianamente si insegnano agli altri attraverso i corsi di formazione sono in realtà la base per poter creare un lavoro efficace e duraturo e poter riscontrare benefici a lungo termine.

Nello stesso tempo, attraverso la sperimentazione nei LAB, viene alimentata la ricerca e la creazione di strumenti nuovi e utili sia a migliorare la qualità di vita delle persone, che a valutare e certificare il possesso di tali competenze digitali secondo le indicazioni del Quadro Dig Comp.

Ci auguriamo di poter mettere a frutto tale esperienza per poter avviare anche nei nostri territori, meno rurali rispetto a quelli di Extremadura, ma pur sempre disomogenei e diversificati, programmi simili per il consolidamento digitale, culturale, e per un innalzamento del livello qualitativo del servizio offerto agli utenti, ma soprattutto di poter trasferire quelle stesse modalità di lavoro che abbiamo visto nel jobshadowing ai colleghi e formatori dei nostri centri di istruzione degli adulti.

Vale, infatti, anche per gli insegnanti, quel che si dice per i giovani: un’esperienza Erasmus, attraverso il confronto con altre realtà e con altri professionisti, apre la mente e migliora il modo di lavorare.

Non è la conoscenza, ma l’atto di apprendere, e non il possesso ma l’atto di arrivarci, che garantisce il miglior godimento (Carl Friedrich Gauss)

“Per il tuo compleanno voglio piantare un pioppo sotto il quale puoi sederti quando non c’è più. Quando il mondo è cambiato e tutto ciò che sapevamo è strano e sconcertante per te. Quando ti mancano i miei abbracci e la mia voce che ti chiama al mattino. Un pioppo che ti ricorda quanto ti ho amato, quanto ti amo ancora e quanto ti amerò per sempre. Voglio piantarlo per te, e affinché un giorno tu possa sederti sotto la sua ombra con altre voci che forse non conosco, per dire loro che c’ero, che c’ero, che mi avevi. Che ti batto ancora. Forse un giorno pianterai anche un pioppo.  E puoi dire a qualcuno che lo ami tanto quanto io amo te. Che veniamo dalla terra e che la terra è sempre la casa in cui tornare.  E che le radici sono profonde.”

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